mercoledì 11 dicembre 2013

Il viaggio della speranza

L'Azione Cattolica non crea cristiani consapevoli e responsabili. Crea degli eroi. Eroi pronti a sfidare mille intemperie per partecipare ad una cena con altri eroi che hanno sfidato ulteriori intemperie per essere lì, in quel di Torino, focolare di rivoluzioni forconarie, covo di ribelli e pronta a esplodere da un momento all'altro.
La cena è fissata, le diocesi avvisate, i membri di equipe si preparano, i giovani si armano e sono pronti ad affrontare nebbia, blocchi, sommosse, vetri che non si spannano e tergicristalli semovibili. Tutto in nome dell'AC.

E così, in una sera di dicembre, in un paesaggio che parte dalle lontane terre lombarde, attraversa la bassa e la alta, per finire nel fiero e ardente capoluogo piemontese, ha inizio la storia di cinque eroi e una panda.

Vengono vagliate le varie opzioni per raggiungere Torino: in realtà la scelta è solo tra treno e macchina. Vince la macchina (con grande gioia del portafoglio, dannata Trenitalia che ha aumentato di nuovo i prezzi!!) e poiché i nostri eroi della vercellese diocesi hanno una media di 15km di distanza tra l'uno e l'altro (i più vicini...si parte da un minimo di 15 a un massimo di 50...), danno vita alla efficientissima linea Robbio-Torino con fermate a San Germano, Borgo d'Ale e Saluggia e al ritorno anche Vercelli. Per i meno fortunati, il viaggio inizia alle 18.00 con attraversamento di fitti muri fumanti di umida nebbia, con ripensamenti lungo il tragitto, con auto che parevano non aver mai visto nebbia e non superavano l'adrenalinica velocità dei 30 all'ora... ma ce la fa. Il nostro eroe dalle terre lombarde raggiunge stremato la contrada di San Germano, sale sul mio fido blu destriero e partiamo alla volta di Borgo d'Ale.

La nebbia è tutta intorno a noi (un po' come la vodafone ai tempi d'oro...ci manca solo la Megan Gale che si tuffa da un trampolino al suono di "www, mi piaci tu"...e fortunatamente non c'è). Giunti a destinazione, tentiamo di avvisare la nostra giovane amica del nostro arrivo, ma pare che non solo a San Germano esista un campo di forza o buco nero o altra dimensione alla Silent Hill che non permette alcuna comunicazione, ingloba il 3G e se lo mangia a colazione. L'atmosfera, oltretutto, è proprio alla Silent Hill...in lontananza pare pure di sentire una sirena (tra l'altro uguale a quella del cimitero di San Germano che indica la chiusura imminente dei cancelli...questo per farvi capire l'inquietudine di quella sirena....), l'intonaco dei muri sta volando verso l'alto e sta arrivando un simpatico mostro dalla testa a triangolo con un enorme macete. Ma questa è un'altra storia.
Ad ogni modo, il nostro eroe dalle terre lombarde opta per un alternativo e tradizionale metodo di comunicazione. Il citofono.

Il fido blu destriero è pronto a partire di nuovo alla volta di Saluggia, forse lasciandosi un po' di nebbia alle spalle. Ci parcheggiamo e una volta avvisati i nostri baldi amicigggioavani, ci infiliamo nell'eroico pandino bianco, tutti viscini-viscini e per una volta, noi ragazze siamo fiere dei nostri 160cm di altezza (altrimenti sarebbe stato un vero problema starci in tre sui sedili posteriori), mentre lasciamo agli uomini l'onore di sedere davanti.

Pronti, via!Cinque eroici giovani, tutti dotati di confortevoli case riscaldate e asciutte, confortevoli tute e babbucce (non sono sicura di aver mai visto il Villa in tuta e babbucce...ma confido che abbia abiti confortevoli adibiti al relax casereccio), confortevoli letti e piumoni, ma che hanno deciso di lasciarsi alle spalle tutto questo e affrontare nebbia, macchine lentissime, freddo, blocchi, sommosse, per giungere alla tanto agognata cena a Torino. E lo fanno pronti a difendersi da ogni possibile attacco di qualsiasi natura con un tergicristalli!E uno spazzolone passato di macchina in macchina di generazione e generazione.

Man mano che ci avviciniamo a Torino, la tensione aumenta. Dietro ci sono chiappe deformate dalle ruote sporgenti della pandamobile, persone ormai senza più speranza che cantano a bassa voce per nascondere il loro disagio...davanti la situazione non è migliore. Il nostro pilota tenta in tutti i modi di girare a sinistra, il desiderio si ripete per svariati incroci (e anche in un campo stile Jurassik Park), ma non è mai la strada giusta, mentre il co-pilota, con gesti compulsivi, spanna vetri e incita alla sommossa con il suo tergicristalli (ebbene, quando parlavo di tergicristalli semovibili, non mentivo).
Cerchiamo la via migliore per entrare in Torino, forse la troviamo, cerchiamo di avere notizie dagli altri nostri amici, ma dal fronte non arriva nulla di positivo: l'autostrada è bloccata, alcuni sono fermi e non sanno quando potranno ripartire, uno non ce l'ha fatta. E' tornato a casa. Noi continuiamo, indecisi se prendere la tangenziale o una stradina di campagna seguendo un amish e il suo carro.

Stremati, affaticati, in super ritardo e quasi delusi per non aver trovato nessuna sommossa, giungiamo in quel di Torino. Siamo gli ultimi eroi. Ci congratuliamo con i sopravvissuti e facciamo un minuto di silenzio per i caduti.
La serata trascorre serena e soprattutto al caldo e senza umidità e dopo aver recuperato le forze, esserci rifocillati con golose pizze, siamo pronti per affrontare il viaggio della speranza parte seconda. Forse più viaggio della disperazione, visto che ci appropinquavamo ad affrontare un ritorno di fuoco (e non per la rivoluzione, ma per le pizze belle pesantucce che i nostri stomaci stavano bellamente digerendo.........).

Comunque, tra allegri coretti e canzoncine, gare con Suv e Audi alle partenze dei semafori, fischi di gomme, vetri da spannare, tergicristalli e pertugi, immersi nella nebbia più totale, tutti i nostri baldi giovani eroi riuscirono a raggiungere le loro case e i loro lettucci.

Come vedete, c'è sempre un lieto fine.